Finalmente un esorcismo che non sfrutta il dolore: Emma Schmidt -The Ritual sorprende dove altri falliscono

Finalmente un esorcismo che non sfrutta il dolore: Emma Schmidt -The Ritual sorprende dove altri falliscono

Ci sono film horror che ti fanno paura. E poi ci sono film che ti restano addosso.
L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual appartiene decisamente alla seconda categoria. Ed è una sorpresa, perché parte da un terreno iper-battuto, quello dell’esorcismo, dove ormai è facile scivolare nella copia sbiadita di qualcosa che abbiamo già visto mille volte. Invece no. Qui succede qualcosa di diverso.
Questo non è l’ennesimo film che cerca lo shock a tutti i costi. È un film che guarda negli occhi, accompagna lentamente e chiede di ascoltare.

Una storia vera che pesa (nel modo giusto)

Sapere che la vicenda di Emma Schmidt è ispirata a una storia realmente accaduta non è un dettaglio da poco, è un qualcosa che cambia profondamente il modo in cui si guarda il film. Non serve a “vendere” la paura: serve a darle spessore.
La consapevolezza che dietro ciò che vediamo ci sia stato un essere umano reale, con una sofferenza reale, rende tutto più concreto, più disturbante, ma anche più rispettoso. Il film non sfrutta la storia: la onora.

Un horror che ha rispetto

La cosa che colpisce di più è proprio questo senso di rispetto. Per la storia, per i personaggi, per lo spettatore. The Ritual non ha bisogno di effetti speciali o scene costruite solo per farti sobbalzare sulla poltrona. La paura nasce negli sguardi, nei silenzi, nella fatica emotiva di chi è coinvolto in qualcosa di più grande di lui.
Emma Schmidt non è un “corpo posseduto” da esibire. È una persona. E questa scelta cambia tutto. Il film non la usa, la racconta.


Non è solo paura, è empatia

La cosa più bella, però, è che The Ritual non parla solo di possessione. Parla di fragilità, di fede messa alla prova, di esseri umani che cercano di aiutare un’altra persona quando tutto sembra perduto. In una situazione di possessione estrema, chiunque avrebbe finito per vedere solo il lato mostruoso della ragazza. Il corpo deformato dalla sofferenza, la voce che non è più la sua, l’orrore che prende il sopravvento. Il frate ( Al Pacino), invece, no.

Continua a vedere Emma Schmidt come una ragazza. Una persona. Qualcuno da accompagnare, non da combattere. Anche quando tutto intorno suggerisce di ridurla ad un caso, a un fenomeno, a un contenitore del male, lui resta ancorato a ciò che è rimasto di lei. Ed è in questo sguardo che il film trova la sua forza più grande, perché il vero atto di fede, qui, non è scacciare il demone. È non smettere di vedere la persona.

Una storia vera degli anni 20

Ed è proprio il fatto che tutto questo sia radicato in una storia vera a rendere l’esperienza ancora più intensa: perché ciò che fa paura non è il “demone”, ma la sofferenza, la solitudine, il sentirsi impotenti davanti al dolore altrui.
Finalmente qualcosa che vale la pena ricordare.

In un panorama pieno di horror fotocopia, L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual è una boccata d’aria (oscura). È fatto bene, non annoia, non è esagerato, non si prende gioco di chi guarda, promettendo una storia vera per riempirla poi di effetti speciale finti, che fanno perdere credibilità. E proprio per questo funziona.
Un film che dimostra che l’horror può ancora essere intelligente, emotivo e potente.
E sì: mi è piaciuto davvero tanto.

Deborah Muratore

La mia passione per il cinema nasce da bambina, quando con mio padre organizzavamo serate a tema dividendo le settimane in categorie. Da allora non mi sono mai fermata, con un debole particolare per gli horror. Empatica e sempre sorridente, amo anche i cavalli, le persone genuine e la creatività in tutte le sue forme.