Il successo inspiegabile di Il Curioso Caso di Benjamin Button

Il successo inspiegabile di “Il Curioso Caso di Benjamin Button”.

Nel 2008 Benjamin Button incassa ben 340 milioni di dollari in tutto il mondo, una storia d’amore, che è anche una riflessione sulla vita, con Brad Pitt e Cate Blanchet protagonisti di una favola contemporanea. Nonostante queste premesse oggi non se ne parla più di tanto e non viene trasmesso in televisione; proviamo allora ad analizzare i motivi.

Capita spesso che film siano dei flop all’uscita, ma diventino poi dei cult a distanza di anni, allo stesso modo può accadere l’esatto opposto ed è il caso di “Il Curioso Caso di Benjamin Button”: film del 2008 basato sul racconto di Francis Scott Fritzgerald (Esatto quello di Il Grande Gatsby), diretto da David Fincher con Brad Pitt e Cate Blanchet. Nomi che rappresentano una garanzia ma che lasciano un solo interrogativo alla fine della visione: “Perché?” nulla da dire ovviamente sulle performance del cast, ma ci sarebbe molto da discutere sull’interezza del film.

Brad Pitt in una scena del film Premio Oscar per il Make-up

Un inizio Interessante, ma poi?

Il prologo immerge lo spettatore in una favola “di una volta” ma in una ambientazione più recente: a New Orleans, dopo la prima guerra mondiale, un orologiaio cieco viene assunto per costruire l’orologio per la stazione centrale. Quest’ultimo realizza l’enorme orologio, ma al momento dell’inaugurazione inizia a scorrere al contrario… Una risposta in realtà non c’è!

L’orologiaio dà una spiegazione toccante dicendo che fosse un modo per riportare indietro suo figlio morto in guerra insieme a tutti agli altri caduti. Toccante si, ma un pò forzata per giustificare il resto, visto che questo evento avrà affetti su un bambino nato quella notte che viene alla luce con le grinze e gli acciacchi di un ottantenne, ringiovanendo durante la crescita. Anche qui non troveremo la risposta!

Benjamin Button: un film lungo una vita

Il Curioso Caso di Benjamin Button è tratto da un racconto di Francis Scott Fritzgerald che, al contrario del film, è un racconto breve a sua volta inserito nella raccolta Racconti dell’età del Jazz. Quando un racconto viene trasposto al cinema è necessario adattarlo aggiungendo elementi drammatici per dargli la durata minima di 90 minuti. Possibile che nel caso di questa pellicola ci sia stato un abuso di inserti?

I personaggi particolari

Il film ha un ritmo decisamente lento… molti incontri del protagonista durante la sua vita con particolari personaggi, come con un pigmeo nella casa di riposo, una moglie insoddisfatta in Russia, un marinaio che trascinerà il protagonista nella Tempesta Perfetta danno l’impressione di essere modi per riempire oltremodo una timeline con scene e situazioni dai tempi eccessivamente dilatati che fanno perdere spesso l’attenzione e il filo della narrazione. E ti fanno chiedere anche perché!

Un po’ troppo sentimento

Non poteva assolutamente mancare la tormentata storia d’amore esageratamente smielata e l’incontro, dopo tanti anni, col padre che rifiutò alla nascita il nostro Benjamin, un incontro denso di sentimentalismi, ma che non ha nessuna risoluzione alla trama. Questi elementi e tanti altri luoghi comuni “saziano” lo spettatore causando un abbiocco simile a quello del post-pranzo coi parenti interrotto in alcuni momenti dai flashback del tizio che racconta tutte le volte che è stato colpito da un fulmine (forse anche Fincher era consapevole del possibile effetto narcolettico).

Se nel 2008 avessimo proposto alla comitiva di amici di andare al cinema a vedere Il Curioso Caso di Benjamin Button è possibile che non avremmo ricevuto ringraziamenti da parte del gruppo, anzi… Sarebbe stato più apprezzato, forse, se fosse stato concepito come una serie Tv piuttosto che come un film che dura quasi 3 or. Infatti, pur avendo ricevuto ben 13 nomination agli Oscar, si è aggiudicato solo la miglior scenografia, miglior trucco e miglior effetti speciali.

Risultati opposti ai Golden Globe dove, la storia del bambino con l’orologio biologico montato al contrario per colpa di un orologiaio cieco, ha fatto incetta di trofei; a dimostrazione che nel cinema, come nell’arte in generale, vale tutto e il contrario di tutto.

Danilo Montagnino

Danilo "Dano" Montagnino. Classe 1986. Sono un bassista, arrangiatore e sceneggiatore. Il mio lavoro si concentra per lo più in teatro e mi piace "succhiare il midollo stesso della vita" attraverso i film che sono la parte più importante del tempo che dedico a me stesso concentrandomi maggiormente sulle emozioni e le colonne sonore.