Léon: la sinfonia di un’innocenza spezzata, capolavoro di Luc Besson e 7 retroscena.

Léon: la sinfonia di un’innocenza spezzata, capolavoro di Luc Besson e 7 retroscena.

Jean Reno, Natalie Portman al primo ruolo della sua carriera e Gary Oldman ci hanno fatto un dono prezioso: Léon non è un gangster movie, non è un film d’azione, è un racconto poetico di violenza e amore nei loro significati più profondi, anche i personaggi negativi ci entrano nel cuore perché non c’è niente di più umano di un killer dal grande cuore contro un poliziotto psicopatico e tossico.

Léon è una favola moderna

Omicidi, traffico di droga, boss mafiosi, famiglie disfunzionali, poliziotti corrotti… questo è il mondo in cui vive il protagonista Léon (Jean Reno), un sicario italo-americano che vive in un appartamento di Little Italy a New York. Le sue giornate sono scandite dai suoi lavori di “pulizia”, il suo silenzioso appartamento, due litri di latte che consuma ogni giorno, i film con Gene Kelly e la dedizione all’attività di killer a pagamento. Non parla con nessuno.

L’unica “estranea” con cui ha uno scambio di parole è Mathilda (Natalie Portman): una ragazzina di dodici anni che subisce costantemente abusi violenti e psicologici da parte del padre legato ai narcotrafficanti, della matrigna prostituta e dalla sorellastra bulla; l’unico rapporto sano è quello col fratellino di 4 anni. Un giorno questa malaugurata famiglia viene sterminata da Norman Stansfield (Gary Oldman) e dai suoi sicari, il padre ha preso per sè una parte del carico di cocaina che custodiva.

Tutti morti, solo per un caso fortuito Mathilda non si trovava in casa in quel momento ma al suo rientro, vedendo la sua famiglia massacrata, ha la prontezza di rifugiarsi senza dare nell’occhio proprio nell’appartamento di Léon. Questi eventi estremamente violenti creano il contenitore per la storia di un rapporto complicato tra due individui distanti per età e consapevolezza ma che si avvicinano sempre di più.

Amore platonico e redenzione

Il rapporto che si crea tra Léon e Mathilda potrebbe apparire ambiguo, in realtà è una pura forma d’amore tra uno spietato e silenzioso sicario ma con un passato che lo ha cognitivamente bloccato ad una fase più immatura e una dodicenne che per la sua vita difficile è dovuta crescere troppo in fretta. Léon ha un passato che vorrebbe ma non riesce a dimenticare, non sa leggere e si prende cura di una pianta che non vuole piantare.

Una metafora del suo rifiuto di mettere radici e di diventare “uomo”; col suo lungo cappotto di lana e i tondi occhiali da sole crea un muro invalicabile dalla gente, un modo tutto suo per proteggersi dai rapporti umani e poter restare sempre lucido e spietato.

 Il suo codice d’onore gli impedisce di uccidere donne e bambini e permette alla dodicenne Mathilda di aprire un piccolo spiraglio in quella corazza, si offre di insegnargli a leggere e di prendersi cura della sua casa per sdebitarsi, Léon accetta con riluttanza ma senza rendersene conto ha dato il via ad una relazione che migliorerà sia lui che lei. Un rapporto controverso nel quale violenza e amore coesistono sullo stesso piano quando Léon insegna a Mathilda il mestiere delle “pulizie” in modo che lei si possa vendicare; un amore platonico che porterà all’estremo sacrificio pur di salvare la vita.

7 curiosità su Lèon

Luc Besson ha messo insieme un cast davvero di prim’ordine regalando al film uno vastissimo spettro di emozioni, ma quando durante le riprese ti trovi a lavorare con un talento ingombrante di Gary Oldman anche i colleghi possono subire emozioni forti come è successo a Michael Badalucco nel ruolo del padre violento di Mathilda; la scena in cui Gary Oldman lo annusa in modo decisamente invadente la reazione impaurita di Badalucco era del tutto reale perché fu un’improvvisazione di Gary Oldman.

La scelta di Natalie Portman non fu proprio la prima, venne prese la decisione dopo aver provinato migliaia di giovani attrici tra cui la diciassettenne Liv Tyler.

Nonostante l’immagine di Mathilda divenne iconica grazie alla Portman, il lato oscuro del successo causò alla giovane attrice una valanga di lettere dei fan dai contenuti sessualmente espliciti fino al paradossale countdown promosso da una radio che segnava il compimento dei suoi 18 anni.

Natalie Portman, ancora alle prime armi, non era capace di piangere a comando quindi il regista Besson le cospargeva dell’olio di menta sotto gli occhi. I suoi genitori fecero aggiungere al contratto che Natalie non poteva fumare più di 4 sigarette per le riprese e mai doveva vedersi aspirarla.

Un realismo preso troppo alla lettera dal vero rapinatore che si trovò per sbaglio nel set pieno di finti poliziotti, credendoli veri si è consegnato a loro.

Il rapporto tra Léon e Mathilda avrebbe potuto suscitare fraintendimenti nel pubblico per questo è stata fatta la scelta di Jean Reno di rendere “un po’ lento” Léon, per mettere quindi in secondo piano la differenza di età.

Per il ruolo di Léon furono considerati anche Mel Gibson, Robert De Niro e Keanu Reeves, ma fu scelto Jean Reno poiché Besson si è ispirato proprio al personaggio che interpretava in Nikita: Victor l’Eliminatore.

Léon è uno di quei film che escono ogni 10 anni e che lasciano in bocca l’amarezza di una vita difficile dove non c’è lieto fine, ma dove si trova alla fine significato. Sulle note struggenti di Shape of my heart di Sting, Mathilda toglie dal vaso la pianta di Leon per permetterle di crescere ci sta dicendo che non è mai troppo tardi per cambiare

Danilo Montagnino

Danilo "Dano" Montagnino. Classe 1986. Sono un bassista, arrangiatore e sceneggiatore. Il mio lavoro si concentra per lo più in teatro e mi piace "succhiare il midollo stesso della vita" attraverso i film che sono la parte più importante del tempo che dedico a me stesso concentrandomi maggiormente sulle emozioni e le colonne sonore.