Quando Toy Story uscì nel 1995, non fu solo un successo al botteghino: segnò una vera rivoluzione. Primo lungometraggio interamente realizzato in CGI, il film dimostrò che l’animazione digitale poteva raccontare storie profonde e universali. Incassò oltre 360 milioni di dollari nel mondo e ottenne persino un Oscar onorario per i suoi risultati pionieristici.
Andrew Stanton: il cuore narrativo di Pixar

Stanton, oggi Vice President Creative di Pixar, all’epoca era sceneggiatore, story artist e perfino voce aggiuntiva del film. Nella nuova intervista ha spiegato che il successo di Toy Story non deriva dall’innovazione tecnica, bensì dal lavoro sulla scrittura: personaggi credibili, emozioni autentiche e un mondo capace di parlare sia ai bambini che agli adulti.
Il mantra di Pixar era chiaro: “story, story, story.”
È questa filosofia che ha permesso allo studio di costruire una filmografia fatta di titoli come Finding Nemo, WALL•E e Inside Out.
Il mondo in evoluzione di Toy Story
Stanton racconta che l’universo di Toy Story ha una forza unica: cresce insieme al pubblico. I giocattoli affrontano nuove fasi della vita, nuovi proprietari, nuove paure. Non restano intrappolati nella nostalgia, ma evolvono come farebbe chiunque con il passare del tempo.
Questo approccio ha reso la saga sempre fresca, capace di parlare a generazioni diverse senza mai snaturarsi.
Toy Story 5: un nuovo capitolo, un nuovo dilemma

L’uscita di Toy Story 5 è prevista per giugno 2026 e, secondo Stanton, il film affronterà un tema molto contemporaneo: il ruolo dei giocattoli in un mondo dominato da tecnologie sempre più invasive.
La domanda centrale sarà esistenziale: cosa significa essere un giocattolo oggi, quando i bambini giocano più con gli schermi che con gli oggetti fisici?
Non un attacco alla tecnologia, ma un modo per riflettere sul cambiamento – e su come anche i giocattoli (e le persone) cercano il proprio posto in un mondo in continua trasformazione.
Perché Toy Story resta immortale
Toy Story non vive solo di nostalgia. È un universo che si rinnova, che affronta temi profondi e che continua a chiedersi cosa significhi crescere, cambiare e trovare il proprio valore.
Andrew Stanton conclude sottolineando che Pixar non ha mai cercato la perfezione tecnica, ma la verità emotiva. È quella il vero motivo per cui, trent’anni dopo, Woody, Buzz e gli altri giocattoli continuano a commuovere il pubblico di tutto il mondo.

