Da Parigi al Sottosopra: quando Emily incontrò Vecna

Da Parigi al Sottosopra: quando Emily incontrò Vecna


C’è qualcosa di magnetico nelle icone pop che sembrano appartenere a più mondi contemporaneamente. Lily Collins, il volto sorridente e sognante di Emily in Paris, è una di loro. La guardi passeggiare tra boulevard parigini, vestita di colori pastello e leggerezza, e mai immagineresti che, qualche anno prima, il suo cuore battesse per uno dei volti più oscuri e tormentati dell’immaginario pop contemporaneo: Jamie Campbell Bower. Sì, proprio lui. Vecna.


Prima delle luci di Netflix, prima degli outfit iconici e dei selfie davanti alla Tour Eiffel, Lily era una ragazza che viveva l’amore come si vive a vent’anni… intensamente, senza filtri, con quella fame emotiva che non conosce strategie. L’incontro con Jamie, sul set di Shadowhunter, fu di quelli che sembrano scritti da una playlist malinconica: due anime artistiche, bellissime e fragili, unite da una sensibilità fuori scala. Lui, etereo e dark, con lo sguardo di chi porta dentro ombre profonde. Lei, luminosa ma inquieta, figlia d’arte e di aspettative troppo grandi.

Una storia durata 5 anni non consecutivi

Si amarono in un tempo sospeso, fatto di red carpet e silenzi, di promesse sussurrate e fragilità esposte. Un fidanzamento che profumava di fiaba moderna, ma anche di quel tipo di intensità che spesso brucia troppo in fretta. Non c’erano mostri allora, solo due giovani stelle che cercavano di capire chi fossero, insieme e separatamente. Tra alti e bassi, lasciandosi e riprendendosi più volte.

Luce e tenebre

Oggi è affascinante osservare il contrasto. Lily è diventata Emily: ottimista, colorata, irresistibilmente pop. Jamie è Vecna: il volto del dolore, dell’oscurità, del trauma che si trasforma in potere. Eppure, in quel passato condiviso, c’è una verità che li rende ancora incredibilmente umani, perché prima dei personaggi, c’erano due ragazzi innamorati.

La metafora di Lily

Forse è questo che rende Lily Collins un’icona così potente. Dietro il sorriso perfetto e gli abiti couture c’è una storia fatta di cadute, di amori intensi e di rinascite. Emily in Paris non è solo una serie, ma è la metafora di una donna che ha attraversato il buio, ha amato il “mostro” e ne è uscita più consapevole, più forte e più vera.

Mi piace immaginarli in un crossover impossibile: Emily e Vecna nello stesso frame. Lei tutta colore, sogni e baguette; lui fatto di ombre e silenzi. Due estetiche opposte che per un attimo si sono sfiorate e che oggi vivono solo nell’immaginario collettivo. Perché alcune storie non sono fatte per durare, ma per diventare riferimento. E quando succede, non servono finali, ci basta solo ricordarle.

Deborah Muratore

La mia passione per il cinema nasce da bambina, quando con mio padre organizzavamo serate a tema dividendo le settimane in categorie. Da allora non mi sono mai fermata, con un debole particolare per gli horror. Empatica e sempre sorridente, amo anche i cavalli, le persone genuine e la creatività in tutte le sue forme.