Frankenstein: L’Arte dietro il Mostro. Tutte le citazioni artistiche che (forse) ti sei perso nel film di Guillermo Del Toro

Frankenstein: L'Arte dietro il Mostro. Tutte le citazioni artistiche che (forse) ti sei perso nel film di Guillermo Del Toro

Il Frankenstein di Guillermo Del Toro quest’inverno ha scaldato i nostri cuori riportando sullo schermo una versione del mostro di Mary Shelley dai toni fiabeschi e calorosi, una racconto fantastico di amore e morte. Il cineasta di origine messicana ha lavorato insieme al suo direttore della fotografia Dan Lausten per restituire allo spettatore grazie alla qualità delle immagini le grandi tematiche fondamentali che attraversano la pellicola.

Una fiaba gotica e cupa di organi e sangue, in cui l’anatomia dell’essere umano viene compiuta non soltanto sul corpo ma anche sull’animo. Un viaggio emotivo che indaga attorno alla domanda esistenziale di cosa ci renda realmente umani.

Il Naufragio della Speranza

Il naufragio della speranza

Il film inizia con una nave che sta navigando nei freddi mari del nord, e a un punto del suo viaggio rimane incastrata tra i ghiacciai. La scena richiama da subito il dipinto di Caspar David Friedrich, Il naufragio della Speranza.

Il tema della navigazione risale ai più antichi topos (temi) delle antiche civiltà, greche e romane, che vedevano nei viaggi marittimi un’allegoria con la vita umana, la perenne perigrazione dell’uomo attorno al globo in cerca di significato della propria esistenza. Un cammino attraverso i pericoli e le avversità che definiscono l’uomo nel suo percorso. In contrapposizione, il tema del naufragio incarna la fragilità dell’uomo, la sua condizione in balia degli elementi naturali.

L’Ossessione della Conoscenza

Fin da piccolo il giovane Victor cresce nella biblioteca del padre studiando medicina per ereditare la professione paterna. Il padre è un uomo dai metodi severi e autoritari che pretende dal figlio il massimo dei risultati bacchettandolo e sgridandolo (la stessa cosa che farà in futuro Victor con la creatura). All’inizio del film, quando Victor racconta dei suoi anni di infanzia, vediamo Victor in biblioteca intento a studiare, mentre il padre è su uno sgabello mentre consulta dei libri. Questa immagine del padre è un riferimento all’opera Il topo di biblioteca di Carl Spitzweg, un dipinto satirico e polemico che prende in giro gli atteggiamenti conservatori della classe dominante europea.

La scena all’interno del film anticipa il tema della conoscenza e della scienza che superano la responsabilità umana.

La Creazione

Nel Frankenstein di Guillermo del Toro, la creazione non è mai un atto puramente scientifico o tecnico, ma un gesto morale ed emotivo. In linea con il romanzo di Mary Shelley, ma anche con tutta la poetica del regista messicano, l’atto di “dare vita” comporta una responsabilità che non può essere elusa. Del Toro è da sempre interessato ai padri assenti, incapaci o crudeli, e Frankenstein rappresenta l’archetipo definitivo del creatore che rifiuta la propria creatura. Il vero peccato di Victor Frankenstein non è aver sfidato Dio o la natura, ma aver creato senza amare.

All’interno della pellicola uno dei momenti più toccanti dalle vibrazioni romantiche è il momento in cui Elisabeth (Mia Goth) incontra la creatura (Jacob Elordi). Il momento è un chiaramente un omaggio all’affresco de La Creazione di Adamo di Michelangelo.

L’affresco rappresenta il momento in cui Adamo si solleva da una verdeggiante collina verso il proprio creatore, e sollevando l’indice riceve la scintilla vitale dall’eterno. Viene rappresentato un momento di tensione mai raggiunto, l’impossibilità dell’uomo di raggiungere la perfezione divina.

In seguito, sempre in quella scena, viene rievocato il dipinto de L’incredulità di San Tommaso di Caravaggio, quando Elizabeth inizia a toccare incredula le ferite e le cicatrici della creatura.

L’incredulità di San Tommaso di Caravaggio

Così come l’apostolo incredulo si avvicina alla figura di Gesù per avere la certezza della resurrezione di Cristo, così Elizabeth si avvicina alla creatura sorpresa della resurrezione “scientifica” dell’uomo.

Elizabeth: Nobiltà e Tragedia

Più avanti nella pellicola dopo la fuga del mostro e il tentativo di Victor di ucciderlo, il creatore e la sua creatura si incontrano al matrimonio di Elizabeth con il fratello dello scienziato William. Il personaggio di Mia Goth indossa un vestito di matrimonio bianco particolare, la scena è un omaggio al quadro L’imperatrice Elisabetta di Franz Xaver Winterhalter.

Elizabeth (Mia Goth) nella scena del matrimonio con l’abito da sposa.

L’abito indossato da Elizabeth evidenza il suo stato di nobiltà e purezza, mettendo sullo stesso piano il personaggio con la figura storica della principessa Sissi, entrambi ribelle e anticonformiste.

Infine, dopo essere scappata con la creatura nella grotta, quando ormai Elizabeth è ferita, nell’attimo cruciale della sua morte la giovane fanciulla viene ritratta in parallelo con il dipinto Ofelia di John Everett Millais.

Ofelia di John Everett Millais

Così come Ofelia, Elizabeth è vittima dell’amore, due figure tragiche vittime di un amore folle che si contrappone al rigore della scienza. Entrambe non oppongono resistenza agli eventi, Ophelia si lascia trasportare dalla corrente e Elizabeth accetta la sua morte nella caverna.

Il Nuovo Prometeo

L’ambizione prometeica di Victor Frankenstein è l’archetipo dello scienziato ossessionato, oltre che dalla conoscenza, dalla possibilità di riportare in vita le persone, un potere che lo avvicina allo stesso Dio da cui è stato creato, il potere di sfidare la morte. La morte è uno temi fondamentali della pellicola, e infatti il film è disseminato da elementi di natura morta. Tutti riferimenti alla Natura del XVII secolo.

Nella torre in cui si trova Victor quando lavora per realizzare la creatura presenta una grandissima scultura che richiama fortemente la testa della medusa. Infatti entrambi presentano la bocca spalancata in procinto di urlare, i capelli lunghi ondulati dalle forme serpentine e uno sguardo terrorizzato. L’opera di riferimento è la Medusa di Caravaggio.

La testa di Medusa di Caravaggio simboleggia la prudenza e la saggezza che devono guidare ogni uomo, il terrore e la morte di fronte alla scioccante realtà, ma anche la fragilità umana, la paura paralizzante e il male sconfitto dalla ragione.

Il simbolo del teschio torna quando il personaggio della creatura è finalmente libero dalle grinfie del suo creatore. Mentre vagabonda solitario nel bosco si imbatte in un teschio e l’inquadratura scelta scelta da Del Toro rievoca l’illustrazione Amleto tiene il teschio di Yorick, tratta dall’Atto V, Scena I dell’Amleto di William Shakespeare.

Il mostro di Frankenstein trova un teschio nel bosco

La sovrapposizione fra queste due scene entrambi estremamente cruciali nelle loro rispettive opere mirano a suscitare una profonda riflessione sulla fatalità e l’inevitabilità della morte, la vanità delle cose terrene e della materia. E’ un memento mori.

Sotto il velo fiabesco e gotico dell’opera di Del Toro si nascondono precise intenzioni artistiche sapientemente congegnate e che puntano a offrire allo spettatore una chiave di lettura diversa della storia horror sci-fi di Mary Shelley.

Antonio Guercio

Sono da sempre un appassionato di storie. Scrivere per me è un piano superiore per apprezzare l'arte. Scrivere di libri, cinema, musica, videogiochi, fumetti, eventi mi permette di andare oltre la semplice esperienza immediata. Qualcuno ha chiamato il cinema "il regno delle ombre" ma per me è il medium che più di tutti riesce a illuminare. Cultore devoto di ogni film A24 e NEON. Fedele discepolo di Martin Scorsese, Edgar Wright, Guillermo del Toro, Hideo Kojima, Murakami Haruki. Cinefilo da fuori orario.