Negli ultimi anni il cinema, la musica e la cultura coreana stanno vivendo un periodo esplosivo di fama e popolarità a livello planetario, grazie al k-pop e alle serie tv coreane diffuse in Europa e negli Stati Uniti da Netflix. Opere come Squid Game e KPop Demon Hunters sono diventate l’emblema di questo successo e di questa tendenza crescente. Oltre a questi prodotti streaming, il pubblico ha scoperto numerosi autori e cineasti coreani prima sconosciuti e nominati soltanto dai più accaniti cinefili. Nomi come quelli di Park Chan-wook, Lee Chang-dong e Bong Joon-ho hanno iniziato ad affollare pagine e siti di appassionati di cinema.

Quando nel 2019 Parasite si è aggiudicato i tre premi più importanti nella notte degli Oscar, il nome di Bong Joon-ho era già ampiamente conosciuto dalla critica specializzata, e la sua vittoria sorpreso di più il grande pubblico che ancora non conosceva le opere del magnifico regista coreano. Oggi vi proponiamo 5 film per scoprire al meglio il cinema di Bong Joon-ho.
5. Mickey 17

Uscito all’inizio del 2025, Mickey 17 è la prima vera space opera di Bong Joon-ho. Il regista affronta il tema dello sfruttamento e dell’alienazione del lavoro, una questione profondamente sentita nella Corea del Sud e spesso esplorata dal cinema coreano contemporaneo. Il protagonista, Mickey, decide di offrirsi come “sacrificabile” in una missione di colonizzazione spaziale: il suo compito è svolgere incarichi estremamente pericolosi e, ogni volta che muore, il suo corpo viene rigenerato e la memoria trasferita in una nuova versione di sé. Un giorno, però, a causa di un malfunzionamento, Mickey 17 non muore e viene creato Mickey 18, dando origine a una situazione proibita: due versioni della stessa persona costrette a convivere.
Il primo film di fantascienza di Bong Joon-ho è uno specchio della realtà crudele del lavoro nella società contemporanea. Mickey è vittima di un sistema capitalista disumanizzante che annulla l’identità degli individui, trasformando gli esseri umani in prodotti usa e getta. L’esistenza diventa una condanna fatta di fatica e sofferenza, mentre la morte — unica possibile via di fuga — viene negata. Robert Pattinson offre una performance intensa e stratificata, interpretando più versioni dello stesso personaggio e ponendo allo spettatore una domanda centrale: cosa significa essere davvero sé stessi?
4. The Host

A Seul, l’esercito statunitense riversa rifiuti chimici nel fiume Han, causando la nascita di una creatura mostruosa. Il mostro rapisce una bambina, Hyun‑seo, e la sua famiglia disfunzionale intraprende una disperata lotta per salvarla, mentre le autorità cercano di gestire l’emergenza nazionale in modo caotico e inefficiente.
Con The Host, Bong Joon‑ho rilegge il genere del monster movie trasformandolo in una feroce critica politica e sociale. Il film attacca apertamente il governo coreano e l’influenza degli Stati Uniti, mostrando come la paura venga usata come strumento di controllo delle masse. L’opera assume i contorni di una fiaba gotica a forte valenza politica, ricordando per certi aspetti il cinema di Guillermo del Toro: i veri mostri sono gli esseri umani, mentre la creatura del fiume è una vittima dell’inquinamento e agisce solo per istinto, senza possibilità di scelta. L’uomo, al contrario, sceglie consapevolmente di compiere il male.
3. Snowpiercer

In un futuro distopico, la Terra è stata devastata dall’inquinamento ed è ormai una distesa ghiacciata e inospitale. Gli ultimi esseri umani sopravvissuti vivono a bordo dello Snowpiercer, un treno che viaggia incessantemente attorno al globo senza mai fermarsi. All’interno del convoglio, però, la società è rigidamente divisa in classi: dagli ultimi vagoni, abitati dai più poveri, fino alla locomotiva, sede del potere. Curtis (Chris Evans) guida una rivolta con l’obiettivo di raggiungere la testa del treno.
Snowpiercer è una potente allegoria delle divisioni di classe generate dal capitalismo. Il treno diventa la metafora di una società chiusa e immutabile, in cui il potere giustifica se stesso attraverso l’idea di un ordine naturale. Con un cast corale di grande rilievo — tra cui Tilda Swinton, Octavia Spencer, Ed Harris e John Hurt — Bong Joon‑ho costruisce un’opera claustrofobica, violenta e ricca di azione. Il film smonta il mito dell’ordine prestabilito e suggerisce che, per cambiare davvero le cose, non basta conquistare il potere: bisogna interrompere il sistema, fermando il treno una volta per tutte.
2. Madre

Yoon Do‑joon è un giovane con un lieve deficit mentale che vive con la madre, la quale pratica l’agopuntura illegalmente per mantenere entrambi. Quando in città viene ritrovato il corpo senza vita di una ragazza, la polizia arresta Do‑joon come principale sospettato. Convinta dell’innocenza del figlio, la madre intraprende un’indagine personale per scoprire la verità.
Madre è un’opera di straordinaria intensità emotiva, una tragedia intima che segue il percorso di una donna disposta a tutto pur di salvare il proprio figlio. Bong Joon‑ho firma un thriller teso e disturbante, dal sapore hitchcockiano, capace di alternare suspense, violenza e profonda umanità senza mai perdere il controllo della messa in scena. Un gioiello spesso sottovalutato della filmografia del regista.
1. Memorie Di Un Assassino

Nel 1986, in una piccola cittadina della campagna coreana viene ritrovato il corpo di una ragazza uccisa. La polizia inizia le indagini, ma poco tempo dopo viene ritrovato il corpo di un’altra ragazza. La polizia locale è impreparata e non ha ne risorse ne mezzi tecnici per affrontare gli omicidi. Così arriva un nuovo investigatore da Seul per aiutare i colleghi della campagna, dando alle indagini una nuova direzione. La polizia inizia a pensare che l’omicida seriale che continua a colpire le ragazze sia uno psicopatico e un pervertito, e che colpisca con metodi e tempi precisi, ma i tentativi di arrestarlo continuano a fallire.
Memorie di un assassino è considerato il capolavoro di Bong Joon‑ho. Un thriller cupo e coinvolgente, sorretto da una sceneggiatura impeccabile e da una fotografia oscura e opprimente, con un uso magistrale delle ombre e del controluce. Il film denuncia l’inettitudine e gli abusi di potere della polizia coreana, mescolando sapientemente dramma, dark comedy e grottesco — elementi distintivi dello stile del regista. Un’opera imprescindibile non solo del cinema coreano, ma del cinema contemporaneo.
Questi film dimostrano come la Corea del Sud sia un paese culturalmente ricchissimo e cinematograficamente innovativo. Attraverso lo sguardo di autori come Bong Joon‑ho, il cinema coreano continua a influenzare sempre più profondamente l’immaginario e il linguaggio del cinema occidentale.

