Per rispondere alla domanda da un milione di euro che tutti ci poniamo, ho deciso di interrogare direttamente il famoso tool di intelligenza artificiale, che risponde così: “L’IA non ha intenzione, esperienza, emozione o bisogno di esprimersi. Non crea per dire qualcosa, ma per rispondere a una richiesta, rielaborando pattern appresi da materiali creati da esseri umani. L’originalità dell’IA è statistica, non espressiva.” La sensibilità, l’intuizione e la scintilla creativa restano quindi prerogativa umana, almeno per ora. Eppure, a seguito dell’uscita del documentario One Last Adventure, la serie Stranger Things torna al centro del dibattito con una polemica del tutto inaspettata: i Duffer Brothers avrebbero infatti scritto l’ultima stagione con l’IA.
La smentita ufficiale: in Stranger Things solo creatività umana.
Quando lo schermo si oscura e scorrono i titoli di coda, inevitabilmente nascono dubbi e domande; tuttavia, occorre ricordare in primis le rigide linee guida sull’utilizzo dell’IA per la produzione di materiale letterario primario. Inoltre, le richieste portate avanti durante gli scioperi del Writers Guild of America, condannano severamente l’utilizzo di modelli generativi nella produzione di materiale letterario primario, oltre che la firma di un prodotto con ChatGPT.
La smentita di Martina Radwan

A rafforzare ulteriormente la smentita dell’ausilio di tool esterni per la scrittura della stagione, la regista Martina Radwan chiarisce che nella writer’s room di Stranger Things c’era solo creatività umana, condita da un confronto aperto, dallo sviluppo collettivo delle idee e da un ambiente dinamico e collaborativo. Siamo sicuri che, a fronte di una serie dal successo globale come Stranger Things, i Duffer Brothers metterebbero a rischio tutto per pigrizia?
Probabilmente no. Tuttavia, le motivazioni alla base di un’accusa così forte risiedono nella delusione che molti fan della serie hanno provato davanti al finale.
La delusione dei fan? Gli evidenti buchi di trama
Stranger Things ci ha fatti ridere, urlare, spaventare e piangere. Ma se dobbiamo riconoscere la bellezza e la grandezza di questa serie televisiva, non possiamo negare le problematiche che hanno caratterizzato lo sviluppo di quest’ultima stagione, scatenando, giustamente, le critiche del pubblico.
L’acqua nel Sottosopra: una regola che cambia
Da qui, allarme spoiler. Anzitutto, vediamo cambiare inspiegabilmente le regole che conosciamo del Sottosopra: già dalla prima stagione, dopo la scomparsa di Barb, scopriamo che in questa dimensione l’acqua non esiste. E allora come possono Hopper e Undici, nella quinta stagione, riempire la vasca sensoriale per permettere a Undici di raggiungere la mente di Vecna?
Le creature scomparse dall’Upside Down
Dove sono finiti i pipistrelli e i demogorgoni che abitano lo spaventoso Sottosopra?
Nell’ultima stagione, i nostri personaggi passano metà del loro tempo in questa dimensione, in quello che scopriamo essere il ponte tra il mondo che conosciamo e la dimensione X: l’abisso.
Eppure, non vivono più nel terrore come un tempo, e se in parte questa può essere una naturale conseguenza della loro crescita come personaggi, rappresenta una assenza di minaccia totale. Addirittura, qui ora vivono i militari, che hanno il tempo di sfruttare il territorio per costruire una base e condurre esperimenti.
E anche quando finalmente raggiungiamo l’abisso, di queste creature non c’è traccia. Un po’ strano, non trovate? Noi sì, e anche alcuni sceneggiatori che si sono confrontati con i Duffer Brothers. Peccato non siano stati ascoltati.
Le illusioni di Kali e l’incoerenza dei poteri

Quando conosciamo Kali, la sorella perduta di Undici, scopriamo i meccanismi che regolano le sue illusioni e capiamo che queste sono sì estremamente potenti, ma non hanno il potere di coprire i suoni.
Tuttavia, questa regola cambia improvvisamente nel corso dell’ottavo episodio, quando i bambini nascosti dalle proiezioni di Kali possono parlare tra loro, mentre ascoltano il dialogo con Undici, in cui Vecna svela la sua natura malvagia e manipolatoria.
La teoria della mente alveare, il legame con Will
Vi ricordate le urla del povero Will quando, nella seconda stagione, viene posseduto dal Mind Flayer? O quando i demogorgoni vengono attaccati con il fuoco?

Ecco, nonostante il collegamento della mente a sciame, quando i nostri eroi attaccano Vecna e il Mind Flayer questi non provano più dolore. Personalmente l’ho interpretato come una conseguenza della sua evoluzione come personaggio, anche a seguito del suo coming out; tuttavia, è innegabilmente una scelta incoerente. Questi interrogativi senza una risposta concreta portano il fandom a teorizzare addirittura un finale nascosto. Ed è così che nasce la teoria del Conformity Gate.
“Cerca qualcosa che ti sembra fuori posto…”
Max lo dice chiaramente: se sei intrappolato dentro Camazotz, devi guardarti intorno e capire cosa non torna. È da lì che passa la via d’uscita. Incoerenze visive, glitch, assenze sospette sono sotto gli occhi di tutti. E allora le strade sono due: o i Duffer Brothers hanno perso smalto e sono colpevoli di superficialità nella stesura di questo finale, oppure il finale è volutamente aperto. Non solo per quanto riguarda il destino di Undici. E indovinate un po’? Sta proprio a noi trarre le conclusioni.
Perché forse non si tratta di un’isteria collettiva, ma di un invito a non avere sempre la “pappa pronta” e a ricominciare a immaginare.
Una scelta comoda? Non potrei essere più in disaccordo.
Siamo ormai abituati a prodotti televisivi che spiegano nel dettaglio la stessa cosa più e più volte nell’arco di quattro scene; contenuti social che semplificano; articoli scritti con i grassetti e i paragrafi corti per non disperdere l’attenzione.
Dobbiamo. Sempre. Sapere. Tutto.
Creatività, IA e fandom: dove ci porta questo confronto
Invece, la quinta stagione di Stranger Things apre la porta alle libere interpretazioni dei fan, portando alla nascita del Conformity Gate. Una storia che lascia spazio scegliendo di non rivelare tutto. E apre così nuovi dibattiti, stimola la creatività degli utenti; offre una nuova forma di dialogo tra la community e la produzione. Tanto che possiamo vedere sui social media finali alternativi creati dai fan, utilizzando l’intelligenza artificiale.
Ora la domanda è: dove ci porterà questa nuova forma di confronto?

