Seven: tra scherzi e rifiuti, le curiosità che forse non sapete

Seven: tra scherzi e rifiuti, le curiosità che forse non sapete

Nel 2025 “Seven”, il thriller noir più inquietante degli anni 90, ha spento trenta candeline, ancora oggi è caposaldo del cinema grazie alle atmosfere cupe e disturbanti, un cast imponente, una fotografia perfetta sono gli ingredienti per una storia piena di simbolismo dove il confine tra buoni e cattivi è sottilissimo. Ecco alcune curiosità che forse non sapevate su Seven (ATTENZIONE ALLERTA SPOILER)

I No che portano fortuna

I film finiti non sempre rispecchiano le prime scelte di produzione, non si sa mai quanto possano essere giuste fin a quando non esce nelle sale. Seven non fa eccezione, infatti spesso il destino vuole che il successo di un film sia determinato dai rifiuti iniziali di altri, il regista David Fincher aveva bisogno di riprendersi dal precedente flop di Alien 3 e l’occasione per lui arriva grazie a Guillermo Del Toro che rifiutò la regia nonostante gli piacesse la sceneggiatura perché secondo lui, il film, aveva dei toni troppo cupi (se lo dice lui…)

Altri nomi importanti furono proposti nella fase iniziale di produzione per il cast: in prima battuta i ruoli dei detective Mills e Somerset furono proposti a Sylvester Stallone e Denzel Washington, una coppia decisamente improbabile. Il loro rifiuto diede la possibilità a Brad Pitt e Morgan Freeman di dare enorme spessore alla storia attraverso il contrasto tra i due protagonisti: saggezza razionale contro istinto impulsivo.

Backstage e “scherzi”

Seven è una miniera d’oro di curiosità, eccone alcune così per darvi una scusa per rivederlo: i taccuini che contengono i diari del serial killer John Doe (pseudonimo usato dalla polizia americana quando non si conosce o si vuole nascondere l’identità di qualcuno) furono realmente scritti a mano e furono necessari due mesi di lavoro per riempire i centinaia di taccuini.

Per il regista David Fincher erano importantissime le reazioni autentiche usando degli “scherzi” per il cast, come nella scena in cui la squadra SWAT scopre una delle vittime, gli attori non sapevano che il manichino si sarebbe mosso.

Proprio come il suo personaggio, l’identità di Kevin Spacey venne tenuta nascosta dalla produzione su richiesta dell’attore, il suo nome non compare nei titoli di testa e non venne inserito in nessun poster, non rilasciò nessuna intervista prima dell’uscita e il suo ingresso nella storia, in modo davvero epocale, avviene solo negli ultimi venti minuti del film per scioccare il pubblico. Un grande esempio di dedizione artistica che mette in primo piano la performance, più che il suo riconoscimento.

I vizi capitali e la simbologia

Superbia, Avarizia, Lussuria, Gola, Ira, Invidia, Accidia. I sette vizi capitali che rappresentano la debolezza umana sono da sempre fonte di ispirazione per la poesia e la narrativa, Dante Alighieri nella Divina Commedia, Angeli e Demoni, gli stessi villain della Disney sono ispirati a questi temi (Ursula, Grimilde, Scar, Febo) ma in Seven la rappresentazione dei peccati non è solo un modus operandi del killer ma una “denuncia” contro una società secondo lui decaduta moralmente. Chiunque può cadere nel suo gioco malato anche chi sta lavorando per assicurarlo alla giustizia compreso il detective Mills ( Brad Pitt ) che cade vittima dell’Ira, il quinto vizio capitale: 5 come il numero dell’appartamento in cui vive.

Seven non si riferisce solo al numero di vizi, ma assume un significato profondo nel momento in cui si nota la sua ridondanza come numero: esattamente al minuto 7 del film avviene la telefonata che avvisa i detective del primo omicidio, inoltre la scena finale nel deserto si svolge esattamente alle 7 del mattino e, anche se inconsapevolmente, alla sua uscita nel 1995 si piazzò al Settimo posto tra i film più visti.

Seven è un film che invecchia bene, un film che ha colpito il pubblico e la critica, un film che rappresenta una seconda possibilità per qualcuno di dare vita ad un cult, un giallo che vuoi rivedere più volte anche se conosci il finale. L’unico rimpianto è di non poterlo vedere con gli occhi dello spettatore del 1995.
 

Danilo Montagnino

Danilo "Dano" Montagnino. Classe 1986. Sono un bassista, arrangiatore e sceneggiatore. Il mio lavoro si concentra per lo più in teatro e mi piace "succhiare il midollo stesso della vita" attraverso i film che sono la parte più importante del tempo che dedico a me stesso concentrandomi maggiormente sulle emozioni e le colonne sonore.