È uscito nelle sale We Bury The Dead, un film che mischia fantascienza cupa, introspezione e scenari zombi post-apocalittici che segue l’attività di recupero corpi di una unità in Tasmania.
In contemporanea con le sale americane, il 2026 inizia con un “antipasto” horror con l’eroina di Star Wars Daisy Ridley: un’opera esistenziale sulla perdita e il dolore dove i morti che tornano in vita rappresentano i sentimenti irrisolti. Nonostante sia principalmente un horror si discosta leggermente dal genere per i suoi ritmi più lenti che divide pubblico e critica, originale per alcuni, noioso per altri.

Di cosa parla
Ava (Daisy Ridley) è alla ricerca di suo marito scomparso dopo un disastro causato da un esperimento militare in Tasmania che ha causato centinaia di morti. Decide di unirsi ad un’unità di recupero per seppellire i cadaveri. La sua ricerca assume una piega agghiacciante quando i cadaveri che sta seppellendo iniziano a mostrare segni di vita.

Il regista Zak Hilditch (che abbiamo già potuto apprezzare per 1922) sfrutta i canoni del cinema-zombie per raccontare un dramma psicologico concentrandosi sulla “malattia della memoria” che non permette di lasciar andare il passato piuttosto che sull’azione che ci fanno saltare dalla poltrona.
Le Note di Merito
La protagonista Daisy Ridley, che ha già convinto come eroina fanta-action, è stata elogiata dalla critica per la sua performance di profondo impatto emotivo che ha ben sostenuto l’idea iniziale di Hilditch di creare un sottogenere zombie-movie innovativo, ma sempre legato alla tradizione. La fotografia trasmette ansia sostenuta da una colonna sonora ipnotica. Molto coraggiosa la scelta, che trasmette fedeltà al lavoro, di utilizzare effetti speciali pratici (trucco, protesi e sangue finto) e sulla lentezza degli zombie proprio a ricalcare le origini del genere.

We Bury The Dead promette di essere un’esperienza cinematografica che sfrutta il clichè dell’apocalisse zombie per esplorare il dolore umano, che punta a regalare una visione suggestiva dettata dai tempi lenti ma emotivamente potenziali al posto della paura.

